Acido Alendron Tecn 4cpr 70mg Acido alendronico sale sodico triidrato

Tipo prodotto: Farmaco generico
Principio Attivo: Acido alendronico sale sodico triidrato (25 equivalenti)
Prezzo: 13.48 EUR (IVA: 10%) Rimborso del 13.48
Classe: A
ATC: M05BA04 Acido alendronico
Azienda: Tecnigen Srl ()
Ricetta: RR - ricetta ripetibile 10 volte in 6 mesi
SSN: Concedibile esente per patologia
Forma: Compresse rivestite
Contenitore: Blister
Conservazione: Nessuna particolare condizione di conservazione
Scadenza: 36 mesi
Nota: 79 Bifosfonati

Domande: qual è il nome commerciale di Acido Alendron Tecn?

ACIDO ALENDRONICO TECNIGEN 70 MG COMPRESSE RIVESTITE CON FILM

Domande: quali sostanze e principi attivi contiene Acido Alendron Tecn?

Ogni compressa rivestita con film contiene l’equivalente di 70 mg di acido alendronico come 91,35 mg di alendronato sodico triidrato. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

Domande: Quali eccipienti contiene Acido Alendron Tecn? Acido Alendron Tecn contiene lattosio o glutine?

Cellulosa microcristallina Croscarmellosa sodica Silice colloidale anidra Sodio stearil fumarato Opadry 20A28569 (idrossipropilmetilcellulosa 2910 e talco).

Domande: a cosa serve Acido Alendron Tecn? Per quali malattie si prende Acido Alendron Tecn?

Trattamento dell’osteoporosi post–menopausale. Acido Alendronico TecniGen riduce il rischio di fratture vertebrali e dell’anca.

Domande: quando non bisogna prendere Acido Alendron Tecn?


• Ipersensibilità all’alendronato o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1;
• Anormalie dell’esofago e altri fattori che ritardano lo svuotamento esofageo come stenosi o acalasia;
• Incapacità a stare in piedi o seduti con il busto eretto per almeno 30 minuti;
• Ipocalcemia. Vedere anche il paragrafo 4.4.

Domande: come si prende Acido Alendron Tecn? qual è il dosaggio raccomandato di Acido Alendron Tecn? Quando va preso nella giornata Acido Alendron Tecn

La dose raccomandata è una compressa da 70 mg una volta a settimana. Non è stata stabilita la durata ottimale del trattamento con bisfosfonati per l’osteoporosi. La necessità di un trattamento continuativo deve essere rivalutata periodicamente su base individuale in funzione dei benefici e dei rischi potenziali, in particolare dopo 5 anni o più d’utilizzo. Per permettere un assorbimento adeguato di alendronato: Acido Alendronico TecniGen deve essere preso almeno 30 minuti prima del primo pasto, bevanda o medicinale della giornata, soltanto con acqua di rubinetto. E’ probabile che altre bevande (inclusa acqua minerale), cibi e alcuni medicinali riducano l’assorbimento di alendronato (vedere paragrafo 4.5). Per facilitare il rilascio a livello gastrico e quindi ridurre la possibilità di irritazione /reazioni avverse locali ed esofagee (vedere paragrafo 4.4):
• Acido Alendronico TecniGen deve essere deglutito solo dopo essersi alzati dal letto per iniziare la giornata,con un bicchiere d’acqua pieno (non meno di 200 ml).
• I pazienti devono deglutire Acido Alendronico TecniGen solo intero. I pazienti non devono rompere o masticare la compressa o far sciogliere la compressa in bocca per il rischio potenziale di ulcerazione orofaringea.
• iI pazienti non devono sdraiarsi fin dopo il primo pasto del giorno, che deve avvenire almeno 30 minuti dopo l’assunzione della compressa.
• I pazienti non devono sdraiarsi per almeno 30 minuti dopo l’assunzione di Acido Alendronico TecniGen.
• Acido Alendronico TecniGen non deve essere assunto al momento di coricarsi o prima di alzarsi al mattino. I pazienti devono ricevere integratori di calcio e vitamina D se il loro apporto dietetico è inadeguato (vedere paragrafo 4.4).

Uso negli anziani: negli studi clinici non è stata osservata differenza legata all’età nei profili di sicurezza o efficacia dell’alendronato. Pertanto negli anziani non è necessario l’aggiustamento del dosaggio.

Uso nella compromissione renale: non è necessario l’aggiustamento del dosaggio nei pazienti con GFR maggiore di 35 ml/min. L’alendronato non è raccomandato nelle pazienti con compromissione renale in cui GFR è minore di 35 ml/min, per mancanza di informazioni in proposito.

Popolazione pediatrica: l’uso di alendronato non è raccomandato nei bambini di età inferiore ai 18 anni anni a causa dei dati insufficienti sulla sicurezza e sull’ efficacia nelle condizioni associate all’osteoporosi pediatrica (vedere anche il paragrafo 5.1). Acido Alendronico TecniGen 70 mg, una volta a settimana, non è stato studiato nel trattamento dell’osteoporosi indotta da glucocorticoidi.

Domande: Acido Alendron Tecn va conservato in frigo o a temperatura ambiente? Una volta aperto Acido Alendron Tecn entro quanto tempo va consumato?

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

Domande: a cosa bisogna stare attenti quando si prende Acido Alendron Tecn? Quali sono le precauzioni da osservare durante la terapia con Acido Alendron Tecn?

L’alendronato può causare irritazione locale della mucosa del tratto gastro–intestinale superiore. Poiché c’è un potenziale di peggioramento della malattia di base, occorre prestare cautela quando si somministra alendronato ai pazienti con patologie attive a livello del tratto gastro–intestinale superiore, come disfagia, malattia esofagea, gastrite, duodenite, ulcere, o con una storia recente (entro l’anno precedente) di malattie gastro–intestinali maggiori come ulcera peptica osanguinamento gastro–intestinale attivo ochirurgia del tratto gastro–intestinale superiore esclusa la piloro–plastica (vedere paragrafo 4.3). Nei pazienti con esofago di Barrett già noto, i medici prescrittori devono considerare i benefici e i rischi potenziali dell’alendronato in ogni singolo paziente. Nei pazienti in trattamento con alendronato sono state segnalate reazioni esofagee (alcune gravi e che richiedevano ospedalizzazione) come esofagite, ulcere esofagee ed erosioni esofagee, raramente seguite da stenosi esofagea. Il medico deve, pertanto, fare attenzione a tutti i segni o sintomi che segnalino una possibile reazione esofagea e avvisare i pazienti di interrompere l’alendronato e a rivolgersi a un medico se sviluppano i sintomi di un’irritazione esofagea come disfagia, dolore nella deglutizione o dolore retrosternale, comparsa o peggioramento di bruciore di stomaco. Il rischio di reazioni avverse esofagee gravi appare maggiore nei pazienti che non assumono correttamente l’alendronato e/o che continuano ad assumere l’alendronato dopo la comparsa di sintomi che suggeriscono un’irritazione esofagea. E’ molto importante che vengano date istruzioni complete sul dosaggio e che queste vengano comprese dal paziente (vedere paragrafo 4.2). I pazienti devono essere informati che non seguire queste istruzioni può aumentare il rischio di problemi esofagei. Mentre nessun aumento del rischio è stato osservato in studi clinici ampi, vi sono stati rari casi (post–marketing) di ulcere gastriche e duodenali, alcune delle quali gravi e con complicazioni. Osteonecrosi della mandibola/mascella, generalmente associata ad un’estrazione dentale e/o a infezione locale (inclusa osteomielite) è stata riportata in pazienti con cancro in trattamento con regimi comprendenti i bisfosfonati somministrati principalmente per via endovenosa. Molti di questi pazienti erano trattati anche con chemioterapia e corticosteroidi. L’osteonecrosi della mandibola/mascella è stata riportata anche in pazienti con osteoporosi in trattamento con bisfosfonati per via orale. I seguenti fattori di rischio devono essere considerati quando si valuta il rischio individuale di sviluppare osteonecrosi della mandibola/mascella:
• la potenza del bisfosfonato (massima per l’acido zoledronico), via di somministrazione (vedere sopra) e la dose cumulativa.
• cancro, chemioterapia, radioterapia, corticosteroidi, fumo
• una storia di malattie dentali, scarsa igiene orale, malattia periodontale, procedure odontoiatriche invasive e una scarsa aderenza delle protesi dentarie. Un esame odontoiatrico con appropriata odontoiatria preventiva deve essere considerato prima di iniziare il trattamento con bisfosfonati in pazienti in condizione di salute dentale scadente. Durante il trattamento, questi pazienti devono evitare, se possibile, le procedure dentarie invasive. Nei pazienti che sviluppano osteonecrosi della mandibola/mascella durante la terapia con bisfosfonati, la chirurgia dentaria può esacerbare la condizione. Per i pazienti che richiedono procedure dentali non vi sono dati disponibili che suggeriscano se l’interruzione del trattamento con bifofonati riduca il rischio di osteonecrosi della mandibola/mascella. La valutazione clinica del medico curante deve guidare il piano di gestione di ogni paziente sulla base della valutazione individuale del rapporto beneficio/rischio. Durante il trattamento con i bisfosfonati, tutti i pazienti devono essere incoraggiati a mantenere una buona igiene orale, a sottoporsi a periodici controlli odontoiatrici, e a segnalare qualunque sintomo orale come mobilità dentale, dolore o gonfiore. Pazienti in trattamento con bisfosfonati hanno riportato dolore osseo, articolare e/o muscolare. In base all’esperienza post–marketing questi sintomi sono stati raramente gravi e/o invalidanti (vedere paragrafo 4.8). Il tempo di comparsa dei sintomi variava da un giorno a diversi mesi dopo l’inizio del trattamento Nella maggior parte dei pazienti l’ interruzione del trattamento ha dato luogo ad un sollievo dei sintomi. A seguito di una nuova somministrazione dello stesso medicinale o di un altro bisfosfonato, un sottogruppo di pazienti è andato incontro ad una ricaduta dei sintomi. Sono state riportate fratture atipiche sottotroncanteriche e diafisarie del femore, principalmente in pazienti in terapia da lungo tempo con bisfosfonati per l’osteoporosi. Queste fratture trasversali o oblique corte possono verificarsi in qualsiasi parte del fermore a partire da appena sotto il piccolo trocantere fino a sopra la linea sovracondiloidea. Queste fratture si verificano spontaneamente o dopo un trauma minimo e alcuni pazienti manifestano dolore alla coscia o all’inguine, spesso associato con reperti di diagnostica per immagini di fratture da stress, settimane o mesi prima del verificarsi di una frattura femorale completa. Le fratture sono spesso bilaterali; pertanto nei pazienti trattati con bisfosfonati che hanno subito una frattura della diafisi femorale deve essere esaminato il femore contro laterale. È stata riportata anche una limitata guarigione di queste fratture. Nei pazienti con sospetta frattura atipica femorale si deve prendere in considerazione l’interruzione della terapia con bisfosfonati in attesa di una valutazione del paziente basata sul rapporto beneficio rischio individuale. Durante il trattamento con bisfosfonati i pazienti devono essere informati di comunicare qualsiasi dolore alla coscia, all’anca o all’inguine ed ogni paziente che presenta tali sintomi deve essere valutato per la presenza di una frattura incompleta al femore. Nell’esperienza post–marketing, ci sono state rare segnalazioni di gravi reazioni cutanee inclusa la sindrome di Steven Johnson e la necrolisi epidermica tossica. I pazienti devono essere informati che, se dimenticano di prendere la dose settimanale di âE.£Acido Alendronico TecniGenâE._ devono prendere una compressa al mattino dopo essersene accorti. I pazienti non devono prendere due compresse nello stesso giorno ma devono tornare a prendere una compressa alla settimana, nel giorno scelto come pianificato originariamente. L’alendronato non è raccomandato nei pazienti con compromissione renale, con VFG inferiore a 35 ml/min (vedi paragrafo 4.2). Si devono prendere in considerazione cause di osteoporosi diverse dalla carenza di estrogeni e dall’invecchiamento. L’ipocalcemia deve essere corretta prima di iniziare il trattamento con alendronato (vedere paragrafo 4.3). Anche altri disturbi del metabolismo minerale (come carenza di vitamina D e ipoparatiroidismo) devono essere trattati efficacemente. Nei pazienti con queste condizioni il calcio sierico e i sintomi dell’ipocalcemia devono essere monitorati durante il trattamento con Acido Alendronico TecniGen. A causa degli effetti positivi dell’alendronato sull’aumento della mineralizzazione ossea, può verificarsi una riduzione dei livelli sierici di calcio e di fosfato, specialmente nei pazienti che assumono glucocorticoidi, nei quali l’assorbimento del calcio può essere ridotto. Tali dimunuizioni sono normalmente limitate e asintomatiche. Tuttavia ci sono state rare segnalazioni di ipocalcemia sintomatica occasionalmente gravi e spesso a carico di pazienti con condizioni predisponenti (per es. ipoparatiroidismo, carenza di vitamina D e malassorbimento del calcio). E’ particolarmente importante assicurarsi che i pazienti che assumono glucocorticoidi ricevano un adeguato apporto di calcio e vitamina D.

Domande: Quali farmaci non vanno presi insieme a Acido Alendron Tecn? Quali alimenti possono interferire con Acido Alendron Tecn?

Se assunti contemporaneamente, è probabile che il cibo e le bevande (compresa l’acqua minerale), gli integratori di calcio, gli antiacidi e alcuni altri medicinali orali influenzano l’assorbimento dell’alendronato. Di conseguenza i pazienti devono attendere almeno 30 minuti dall’assunzione di alendronato prima di assumere qualsiasi altro medicinale per via orale (vedere paragrafi 4.2 e 5.2). Non sono previste altre interazioni clinicamente significative con altri medicinali Negli studi clinici, ad alcuni pazienti sono stati somministrati estrogeni (intravaginali, transdermici e orale) durante il trattamento con l’ alendronato. Non sono stati osservati eventi avversi attribuibili al loro uso combinato. Poichè l’uso di FANS è associato ad irritazione gastrointestinale, si deve usare cautela durante il trattamento concomitante con alendronato. Sebbene non siano stati condotti studi d’interazione specifici, l’alendronato è stato usato negli studi clinici insieme ad un ampio range di altri medicinali comunemente prescritti, senza alcuna evidenza di interazioni cliniche avverse.

Domande: Quali sono gli effetti collaterali di Acido Alendron Tecn? Devo sospendere la terapia se ho degli effetti collaterali dovuti a Acido Alendron Tecn?

In uno studio di un anno su donne in post–menopausa con osteoporosi i profili di sicurezza globali di acido alendronico 70 mg in monosomministrazione settimanale (n=519) e di acido alendronico 10 mg/die (n=370) sono stati simili. In due studi della durata di tre anni di disegno sostanzialmente identico, nelle donne in post–menopausa (acido alendronico 10 mg: n=196, placebo n=397) i profili di sicurezza globali dell’acido alendronico 10 mg/die e placebo sono risultati simili. Gli eventi indesiderati riportati dagli investigatori come possibilmente,probabilmente o sicuramente collegati al medicinale sono presentati nella tabella di seguito, se si sono verificati in ≥ 1% per ciascun gruppo di trattamento nello studio di un anno oppure se si sono verificati in ≥ 1% dei pazienti trattati con l’acido alendronico 10 mg/die e a un’incidenza superiore rispetto alle pazienti che hanno ricevuto placebo negli studi di tre anni:
  Studio ad un anno Studio a tre anni
Acido Alendronico 70 mg/settimana (n=519) % Acido Alendronico 10 mg/die (n=370) % Acido Alendronico 10 mg/die (n=196) % Placebo (n=397) %


Gastrointestinali
       
Dolore addominale 3,7 3,0 6,6 4,8
Dispepsia 2,7 2,2 3,6 3,5
Rigurgito acido 1,9 2,4 2,0 4,3
Nausea 1,9 2,4 3,6 4,0
Distensione addominale 1,0 1,4 1,0 0,8
Stipsi 0,8 1,6 3,1 1,8
Diarrea 0,6 0,5 3,1 1,8
Disfagia 0,4 0,5 1,0 0,0
Flatulenza 0,4 1,6 2,6 0,5
Gastrite 0,2 1,1 0,5 1,3
Ulcera gastrica 0,0 1,1 0,0 0,0
Ulcera esofagea 0,0 0,0 1,5 0,0


Muscoloscheletrici
       
Dolore muscoloscheletrico (osseo, muscolare, articolare) 2,9 3,2 4,1 2,5
Crampi muscolari 0,2 1,1 0,0 1,0


Neurologici
       
Cefalea 0,4 0,3 2,6 1,5
I seguenti effetti indesiderati sono stati inoltre riportati negli studi clinici e/o nell’esperienza postmarketing: [Molto comune (≥1/10), Comune (da ≥1/100 a <1/10), non comune (da ≥1/1.000 a <1/100), raro (da ≥1/10.000a <1/1.000), molto raro (<1/10.000 inclusi casi isolati)]
Disturbi del sistema immunitario

Raro: reazioni di ipersensiblità, incluse orticaria e angioedema
Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Raro: ipocalcemia sintomatica, spesso in associazione con condizioni predisponenti§
Disturbi del sistema nervoso Comune: cefalea, capogiro


Non comune: disgeusia†
Patologie dell’occhio

Non comune: infiammazione dell’occhio (uveite, sclerite, episclerite)
Patologie dell’orecchio e del labirinto Comune: vertigini
Patologie gastrointestinali

Comune: dolore addominale, dispepsia, stipsi, diarrea, flatulenza, ulcere esofagee*, disfagia*, distensione addominale, rigurgito acido


Non comune: nausea, vomito, gastrite, esofagite*, erosioni esofagee*, melena.


Raro: stenosi esofagea*, ulcerazione orofaringea*, SUP del tratto gastrointestinale superiore (perforazioni, ulcere, sanguinamento)§
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Comune: alopecia,prurito


Non comune: eruzione cutanea, eritema.


Raro: eruzione cutanea con fotosensibilità, reazioni cutanee gravi comprese sindrome di Stevens–Johnson e necrolisi epidermale tossica
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Molto comune: dolore muscoloschetrico (osseo, muscolare o articolare) talvolta grave†§
Comune: Gonfiore delle articolazioni
Raro: osteonecrosi della mandibola/mascella‡§, fratture atipiche sottotrocanteriche e diafisarie del femore (reazione avversa di classe dei bisfosfonati)
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Comune: astenia, edema periferico


Non comune: sintomi transitori come da risposta della fase acuta (mialgia, malessere e raramente febbre) tipicamente associati all’inizio del trattamento†
§Vedere paragrafo 4.4 La frequenza negli studi clinici è stata simile sia nel gruppo trattato con il medicinale che in quello trattato con placebo. *Vedere paragrafi 4.2 e 4.4 Questa reazione avversa è stata identificata tramite la sorveglianza post–marketing. La frequenza raro è stata stimata in base a studi clinici rilevanti.Riportate durante la fase post–marketing.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo www.agenziafarmaco.gov.it/it/responsabili.

Domande: Cosa devo fare se per sbaglio ho preso una dose eccessiva di Acido Alendron Tecn? Quali sintomi dà una dose eccessiva di Acido Alendron Tecn?

In caso di sovradosaggio orale possono verificarsi ipocalcemia, ipofosfatemia ed effetti indesiderati a carico del tratto gastrointestinale superiore, quali disturbi gastrici, pirosi, esofagite, gastrite o ulcera. Non sono disponibili informazioni specifiche sul trattamento di un sovradosaggio con alendronato. Devono essere somministrati latte o antiacidi che si legano all’alendronato. A causa del rischio di irritazione esofagea, non indurre il vomito e tenere il paziente rigorosamente con il busto eretto.

Domande: Acido Alendron Tecn si può prendere in gravidanza? Acido Alendron Tecn si può prendere durante l'allattamento?



Uso durante la gravidanza L’alendronato non deve essere usato durante la gravidanza. Non vi sono dati adeguati sull’uso di alendronato nelle donne in gravidanza. Gli studi animali non indicano effetti dannosi diretti sulla gravidanza, sullo sviluppo embrionale/fetale o sullo sviluppo postnatale. L’alendronato somministrato durante la gravidanza nei ratti ha causato distocia correlata a ipocalcemia (vedere paragrafo 5.3).

Uso durante l’allattamento Non è noto se l’alendronato sia escreto nel latte umano. Considerata l’indicazione, l’alendronato non deve essere utilizzato da donne che allattano al seno.
Categoria farmacoterapeutica: Bisfosfonati, per il trattamento delle malattie delle ossa,; Codice ATC: M05B A04 Il principio attivo di Acido Alendronico TecniGen, alendronato sodico triidrato, è un bisfofonato che inibisce il riassorbimento osseo mediato dagli osteoclasti senza effetto diretto sulla formazione dell’osso. Gli studi preclinici hanno dimostrato che l’alendronato si localizza preferibilmente nei siti di riassorbimento attivo. L’attività osteoclastica viene inibita, senza influire tuttavia sulla formazione e sul legame degli osteoclasti. Il tessuto osseo formatosi durante il trattamento con l’alendronato è qualitativamente normale.

Trattamento dell’osteoporosi post–menopausale

L’osteoporosi viene definita come valore della densità minerale ossea (DMO) del rachide o dell’anca di 2.5 deviazioni standard (DS) rispetto al valore medio di una popolazione giovane normale oppure come frattura per precedente fragilità ossea, indipendentemente dalla DMO. L’equivalenza terapeutica dell’alendronato 70 mg una volta a settimana (n=519) e dell’alendronato 10 mg/die (n=370) è stata dimostrata in uno studio multicentrico della durata di un anno, nelle donne in post–menopausa con osteoporosi. L’aumento medio della DMO dal basale a livello del tratto lombare del rachide, dopo un anno, sono stati del 5,1% (intervallo di confidenza al 95%: 4,8, 5,4%) nel gruppo trattato con 70 mg una volta a settimana e 5,4% (intervallo di confidenza al 95%: 5,0, 5,8%) nel gruppo trattato con 10 mg/die. Gli aumenti medi della DMO sono stati del 2,3% e 2,9% a livello del collo del femore, e 2,9% e 3,1% in tutta l’anca, rispettivamente nel gruppo trattato con 70 mg una volta a settimana e nel gruppo trattato con 10 mg/die. I due gruppi di trattamento presentavano risultati simili anche riguardo all’aumento di DMO in altri distretti ossei. Gli effetti dell’alendronato sulla massa ossea e sull’incidenza di fratture nelle donne in postmenopausa sono stati esaminati in due studi iniziali sull’efficacia, di disegno identico (n=994) e nel Fracture Intervention Trial (FIT: n=6.459). Negli studi iniziali di efficacia , gli aumenti della densità minerale ossea (DMO) con alendronato 10 mg/die rispetto al placebo, a tre anni, sono stati dell’8,8%, 5,9% e del 7,8% a livello del rachide, del collo del femore e del trocantere, rispettivamente. Anche la DMO dell’organismo

in toto è aumentata in maniera significativa. C’è stata una riduzione del 48% (alendronato 3,2%

vs placebo 6,2%) nella proporzione delle pazienti trattate con alendronato che manifestavano una o più fratture vertebrali rispetto a quelli trattati con placebo. Nell’estensione a due anni di questi studi la DMO ha continuato ad aumentare a livello del rachide e del trocantere e si è mantenuta stabile a livello del collo del femore e dell’organismo

in toto. Lo studio FIT consisteva di due studi controllati con placebo su alendrato una volta al giorno (5 mg/die per due anni e 10 mg/die per uno o due anni aggiuntivi):
• FIT 1: uno studio a tre anni su 2.027 pazienti che hanno avuto almeno una frattura vertebrale (compressione) al basale. In questo studio l’alendronato giornaliero ha ridotto l’incidenza di ≥ 1 nuova frattura vertebrale del 47% (alendronato 7,9% contro placebo 15,0%). In aggiunta, è stata trovata una riduzione statisticamente significativa dell’incidenza di fratture dell’anca (1,1% contro 2,2%, riduzione del 51%).
• FIT 2: uno studio a 4 anni sui 4.432 pazienti con ridotta massa ossea ma senza fratturevertebrali al basale. In questo studio, è stata osservata una differenza significativa nell’analisi del sottogruppo delle donne osteoporotiche (37% della popolazione globale dello studio, con osteoporosi secondo la definizione di cui sopra) nell’incidenza di fratture all’anca (alendronato 1,0% contro placebo 2,2%, una riduzione del 56%) e nell’incidenza di ≥ 1 frattura vertebrale (2,9% contro 5,8 %, una riduzione del 50%).

Esami diagnostici Negli studi clinici sono state riportate riduzioni asintomatiche, lievi e transitorie del calcio e del fosfato sierici, rispettivamente, nel 18% e nel 10% dei pazienti che assumevano alendronato 10 mg/die rispetto al 12 % e al 3% circa dei pazienti che prendevano placebo. Tuttavia, l’incidenza della riduzione del calcio sierico a < 8,0 mg/dl (2,0 mmol/l) e del fosfato sierico fino a valori di ≤ 2,0 mg/dl (0,65 mmol/l) è risultata simile in entrambi i gruppi.

Pazienti pediatrici L’alendronato sodico è stato studiato in un numero limitato di pazienti di età inferiore a 18 anni con osteogenesi imperfetta. I risultati sono insufficienti per supportare l’uso dell’alendronato sodico nei pazienti pediatrici con osteogenesi imperfetta.


Assorbimento Relativamente a una dose di riferimento somministrata per via endovenosa, la biodisponibilità orale media dell’alendronato nelle donne è stata dello 0,64% per dosi da 5 a 70 mg, somministrate dopo il digiuno notturno e 2 ore prima di una colazione standardizzata. La biodisponibilità si è ridotta a circa lo 0,46% e lo 0,39% quando l’alendronato è stato somministrato un’ora o mezz’ora prima di una colazione standardizzata. Negli studi sull’osteoporosi l’alendronato è risultato efficace quando somministrato almeno 30 minuti prima del primo alimento o bevanda della giornata. La biodisponibilità è stata trascurabile quando l’alendronato è stato somministrato con o entro le due ore dopo una colazione standardizzata. La somministrazione concomitante di caffè o succo di arancia con alendronato ne ha ridotto la biodisponibilità di circa il 60%. In soggetti sani, il prednisone somministrato per via orale (20 mg tre volte al giorno per cinque giorni) non ha prodotto cambiamenti clinicamente rilevanti nella biodisponibilità orale dell’alendronato (un incremento medio dal 20% al 44%).

Distribuzione Studi sul ratto mostrano che in seguito alla somministrazione endovenosa di 1 mg/kg l’alendronato si distribuisce temporaneamente nei tessuti molli ma in seguito si ridistribuisce rapidamente nelle ossa o viene escreto nelle urine. Nell’uomo il volume medio di distribuzione allo stato stazionario, esclusivo dell’osso, è almeno di 28 litri. Le concentrazioni plasmatiche del farmaco in seguito a dosi terapeutiche orali sono troppo basse per essere rilevate analiticamente (<5ng/ml). Nell’uomo il legame con le proteine plasmatiche è di circa il 78%.

Biotrasformazione Non vi sono evidenze che l’alendronato venga metabolizzato nell’animale o nell’uomo.

Eliminazione In seguito a una dose endovenosa singola di [14C] alendronato, circa il 50% della radioattività è stata escreta nelle urine entro 72 ore e non è stata riscontrata radioattività, se non minima, nelle feci. Dopo somministrazione endovenosa singola di 10 mg, la clearance renale dell’alendronato è stata 71 ml/min e la clearance sistemica non ha superato i 200 ml/min. Le concentrazioni plasmatiche si sono ridotte di oltre il 95% entro sei ore dalla somministrazione endovenosa. &EGRAVE; stato stimato che l’emivita terminale nell’uomo supera i dieci anni, riflettendo il rilascio dell’alendronato dallo scheletro. Nel ratto l’escrezione renale dell’alendronato non avviene mediante sistemi di trasporto acido–base e di conseguenza non si prevede che nell’uomo interferisca a questo livello con l’escrezione di altri farmaci.

Caratteristiche dei pazienti Gli studi non clinici mostrano che il medicinale che non si deposita nell’osso è rapidamente escreto nelle urine. Non sono state trovate prove di saturazione della captazione da parte del tessuto osseo a seguito di somministrazione cronica di dosi endovenose cumulative fino a 35 mg/kg negli animali. Sebbene non siano disponibili informazioni cliniche, è probabile che, come nell’animale, l’eliminazione dell’alendronato per via renale sia ridotta in pazienti con funzione renale compromessa. Pertanto può essere atteso un accumulo leggermente superiore di alendronato a livello osseo in pazienti con funzione renale compromessa (vedere paragrafo 4.2).
I dati non clinici non rilevano rischi particolari per l’uomo sulla base di studi convenzionali di sicurezza farmacologica, tossicità a dosi ripetute, genotossicità e potenziale cancerogeno. Studi nei ratti hanno mostrato che il trattamento con alendronato durante la gravidanza è stato associato a distocia durante il parto, legata ad ipocalcemia. Negli studi, i ratti ai quali sono state somministrate le dosi più alte hanno mostrato una maggiore incidenza di ossificazione fetale incompleta. Non è nota la rilevanza di ciò per l’uomo.