Atarax 20cpr Riv Div 25mg Idroxizina dicloridrato

Tipo prodotto: Farmaco etico
Principio Attivo: Idroxizina dicloridrato
Prezzo: 10.20 EUR (IVA: 10%)
Classe: C
ATC: N05BB01 Idroxizina
Azienda: Bb Farma Srl (02180370021)
Ricetta: RR - ricetta ripetibile 10 volte in 6 mesi
SSN: Non concedibile
Forma: Compresse rivestite divisibili
Contenitore: Flacone
Conservazione: Al riparo dalla luce
Scadenza: 60 mesi
Lattosio: Si

Domande: qual è il nome commerciale di Atarax?

ATARAX

Domande: quali sostanze e principi attivi contiene Atarax?



ATARAX 20 mg/10 ml sciroppo 10 ml di sciroppo contengono:

Principio attivo: idrossizina dicloridrato 20 mg.

Eccipienti: saccarosio, etanolo (alcool).

ATARAX 25 mg compresse rivestite con film Ogni compressa contiene:

Principio attivo: idrossizina dicloridrato 25 mg.

Eccipienti: lattosio.

ATARAX 100 mg/2 ml soluzione iniettabile per uso intramuscolare Ogni fiala contiene:

Principio attivo: idrossizina dicloridrato 100 mg. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

Domande: Quali eccipienti contiene Atarax? Atarax contiene lattosio o glutine?



Sciroppo Saccarosio, sodio benzoato (E211), levomentolo, essenza di nocciola (contenente glicole propilenico, vanillina, etilvanillina, estratto di semi di Fieno greco, olio di Levistico), etanolo, acqua depurata.

Compresse rivestite con film Nucleo: lattosio monoidrato, cellulosa microcristallina, magnesio stearato, silice colloidale anidra. Rivestimento: Opadry Y-1-7000 [titanio diossido (E 171), ipromellosa (E 464), macrogol 400].

Soluzione iniettabile Sodio idrossido, acqua per preparazioni iniettabili.

Domande: a cosa serve Atarax? Per quali malattie si prende Atarax?



Compresse e sciroppo Trattamento a breve termine degli stati ansiosi. Dermatiti allergiche accompagnate da prurito.

Soluzione iniettabile Trattamento d’urgenza degli stati di agitazione, preparazione agli interventi chirurgici. Medicazione post-operatoria: nausee e vomiti postoperatori, trattamento coadiuvante delle allergie sistemiche (malattia da siero, anafilassi) e delle reazioni generali da trasfusioni o da medicamenti.

Domande: quando non bisogna prendere Atarax?

Storia di ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti, alla cetirizina, ad altri derivati piperazinici, all’aminofillina o all’etilendiamina. Nei pazienti affetti da porfiria. Nei pazienti in terapia con inibitori delle monoaminossidasi (IMAO) (vedere paragrafo 4.5). Nei pazienti con preesistente intervallo QT prolungato. Durante la gravidanza e l’allattamento (vedere paragrafo 4.6). La soluzione iniettabile non deve essere somministrata per via endovenosa, intrarteriosa e sottocutanea.

Domande: come si prende Atarax? qual è il dosaggio raccomandato di Atarax? Quando va preso nella giornata Atarax



Compresse e sciroppo La posologia è strettamente individuale.

Adulti e adolescenti La dose unitaria è di 12,5 mg - 25 mg (12,5 mg = ½ compressa; 25 mg = 1 compressa o un cucchiaio da minestra non colmo di sciroppo).

Bambini di età superiore a 12 mesi La dose unitaria è di 10 mg - 20 mg a seconda dell’età (10 mg = 1 cucchiaino da caffè di sciroppo; 20 mg = 1 cucchiaio da frutta di sciroppo). Le compresse non sono adatte per la somministrazione ai bambini. La posologia varia da 1 a 4 somministrazioni giornaliere a seconda dei casi; dosi superiori potranno essere somministrate dopo attenta valutazione.

Soluzione iniettabile La soluzione iniettabile è destinata alla esclusiva somministrazione intramuscolare. a) 

Trattamento di urgenza degli stati di agitazione

Adulti La dose unitaria è di 50 mg - 200 mg da ripetere, se necessario, ogni 4-6 ore, senza superare la dose totale massima giornaliera di 300 mg. b) 

Preparazione agli interventi chirurgici La dose unitaria è di 25 mg - 200 mg da somministrare mezz’ora prima dell’intervento. c) 

Medicazione post-operatoria; nausee e vomiti post-operatori e trattamento coadiuvante delle allergie sistemiche (malattia da siero, anafilassi) e delle reazioni generali da trasfusioni o da medicamenti La dose unitaria è di 25 mg - 50 mg per un’unica somministrazione. Il trattamento sarà eventualmente proseguito per via orale.

Anziani Nel trattamento dei pazienti anziani la posologia deve essere attentamente stabilita, valutando l’eventuale riduzione dei dosaggi sopraindicati. Si consiglia di iniziare la terapia nel paziente anziano con metà del dosaggio previsto per l’adulto a causa della lunga durata d’azione del farmaco.

Insufficienza epatica Nei pazienti con insufficienza epatica, il dosaggio deve essere ridotto di un terzo.

Insufficienza renale Il dosaggio deve essere ridotto nei pazienti con insufficienza renale da moderata a grave, perché l’escrezione del metabolita cetirizina è ridotta in questi pazienti.

Domande: Atarax va conservato in frigo o a temperatura ambiente? Una volta aperto Atarax entro quanto tempo va consumato?



Sciroppo e compresse rivestite con film: tenere il flacone e i blister nell’imballaggio esterno per proteggere il medicinale dalla luce.

Soluzione iniettabile: non conservare a temperatura superiore ai 25°C. Tenere le fiale nell’imballaggio esterno per proteggere il medicinale dalla luce.

Domande: a cosa bisogna stare attenti quando si prende Atarax? Quali sono le precauzioni da osservare durante la terapia con Atarax?

L’idrossizina deve essere somministrata con cautela nei pazienti con una maggiore predisposizione alle convulsioni. I bambini piccoli sono più predisposti a sviluppare eventi avversi inerenti il sistema nervoso centrale (vedere paragrafo 4.8). L’incidenza di convulsioni è maggiore nei bambini che negli adulti. Per i suoi potenziali effetti anticolinergici l’idrossizina deve essere utilizzata con cautela in caso di glaucoma, nell’ipertrofia prostatica, nell’ostruzione del collo vescicale, nelle stenosi piloriche e duodenali o di altri tratti dell’apparato gastroenterico e urogenitale, nella ipomotilità gastrointestinale, nella miastenia grave, nelle affezioni cardiovascolari, nell’ipertensione arteriosa, nell’ipertiroidismo e nei casi di demenza, evitandone l’impiego nei casi di maggiore gravità. Particolare cautela è necessaria per i pazienti che possiedono una accertata predisposizione all’aritmia cardiaca incluso lo squilibrio elettrolitico (ipopotassiemia, ipomagnesiemia), che hanno una malattia cardiaca preesistente o che assumono contemporaneamente farmaci che possono indurre aritmia cardiaca. In tali pazienti è da prendere in considerazione l’utilizzo di trattamenti alternativi. La dose deve essere adattata nel caso in cui l’idrossizina venga utilizzata in concomitanza con altri farmaci depressivi del sistema nervoso centrale o con proprietà anticolinergiche (vedere paragrafo 4.5). È da evitare l’uso concomitante di alcool e di idrossizina (vedere paragrafo 4.5). La somministrazione concomitante di idrossizina e di anticoagulanti esige un’attenta sorveglianza, con l’aiuto di esami di laboratorio appropriati. La comparsa di disturbi epigastrici può essere evitata somministrando il prodotto dopo i pasti. Particolare cautela va posta nel determinare la dose nei bambini, negli anziani e nei pazienti con insufficienza renale ed epatica (vedere paragrafo 4.2). Nel paziente anziano, si consiglia di iniziare la terapia con metà del dosaggio previsto per l’adulto a causa della lunga durata d’azione del farmaco (vedere paragrafo 4.2).La dose deve essere ridotta nei pazienti con insufficienza epatica e nei pazienti con insufficienza renale da moderata a grave (vedere paragrafo 4.2). Prima della somministrazione intramuscolare della soluzione iniettabile, deve essere effettuato un controllo accurato per verificare che l’ago non sia penetrato in un vaso sanguigno. La soluzione iniettabile non deve essere somministrata per via sottocutanea, endovenosa e intrarteriosa, a causa di reazioni avverse al sito di iniezione, quali necrosi tissutale locale o dolore residuo di lunga durata e di possibilità di tromboflebiti e trombosi arteriosa (vedere paragrafo 4.3).

Informazioni importanti su alcuni eccipienti ATARAX sciroppo contiene 0,75 g di saccarosio per ml. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al fruttosio, da malassorbimento di glucosio-galattosio, o da insufficienza di sucrasi isomaltasi non devono assumere questo medicinale (vedere paragrafo 6.1). Il contenuto di saccarosio deve essere, inoltre, tenuto in considerazione qualora sia somministrato a pazienti affetti da diabete mellito a dosi superiori a 6,5 ml di sciroppo. Il saccarosio può essere dannoso per i denti. Lo sciroppo contiene piccole quantità (0,1% in volume) di etanolo (alcool) inferiori a 100 mg per dose. Ciò deve essere tenuto in considerazione nei pazienti che soffrono di alcolismo, nelle donne in gravidanza o che allattano, nei bambini e nei gruppi ad alto rischio quali i pazienti affetti da malattia epatica o epilessia. Le compresse contengono lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit di lattasi o da malassorbimento di glucosio-galattosio non devono assumere questo medicinale (vedere paragrafo 6.1).

Domande: Quali farmaci non vanno presi insieme a Atarax? Quali alimenti possono interferire con Atarax?

L’idrossizina non deve essere somministrata assieme agli inibitori delle monoaminossidasi (vedere paragrafo 4.3). L’azione potenziante dell’idrossizina deve essere considerata quando viene utilizzata in associazione con altre sostanze ad azione anticolinergica o con sostanze ad effetto depressivo sul sistema nervoso centrale e la dose deve essere adattata su base individuale. Anche l’alcool potenzia gli effetti dell’idrossizina, per cui la sua assunzione è sconsigliata durante il trattamento con ATARAX. L’idrossizina antagonizza gli effetti della betaistina e degli anticolinesterasici. Il trattamento deve essere sospeso almeno cinque giorni prima di test allergometrici o del test di provocazione bronchiale con metacolina, per evitare effetti sui risultati del test. L’associazione di ATARAX con altri psicofarmaci richiede particolare cautela e vigilanza da parte del medico al fine di evitare inattesi effetti indesiderati da interazione. L’uso degli antistaminici può mascherare i primi segni di ototossicità di certi antibiotici. L’idrossizina contrasta l’azione pressoria dell’adrenalina. Nei ratti, l’idrossizina antagonizza l’azione anticonvulsivante della fenitoina. È stato dimostrato che la cimetidina, al dosaggio di 600 mg due volte al giorno, aumenta le concentrazioni sieriche della idrossizina del 36% e che riduce le massime concentrazioni del metabolita cetirizina del 20%. L’idrossizina inibisce il citocromo P450 2D6 (Ki: 3,9 mM; 1,7 mg/ml) e a dosaggi elevati può causare interazioni farmacologiche con altri substrati del CYP2D6. L’idrossizina non inibisce le isoforme 1A1 e 1A6 dell’enzima UDP-glucuronil transferasi dei microsomi epatici umani alla dose di 100 mM. Inibisce le isoforme 2C9, 2C19 e 3A4 del citocromo P450 a concentrazioni molto superiori alle massime concentrazioni plasmatiche (CI50: 103-140 mM; 46-52 mg/ml). Pertanto, è improbabile che l’idrossizina comprometta il metabolismo dei farmaci che costituiscono substrati per tali enzimi. Il metabolita cetirizina a 100 mM non inibisce il citocromo P450 (1A2, 2A6, 2C9, 2C19, 2D6, 2E1, e 3A4) né le isoforme dell’UDP-glucuronil transferasi nel fegato umano. Dato che l’idrossizina viene metabolizzata dall’alcool deidrogenasi e dagli isoenzimi CYP3A4/5, ci si può aspettare un aumento delle concentrazioni ematiche di idrossizina quando essa viene somministrata assieme ad altri farmaci noti quali potenti inibitori di questi enzimi. Tuttavia, quando viene inibita una sola via metabolica, l’altra può parzialmente compensare. La somministrazione concomitante dell’idrossizina con un medicinale potenzialmente aritmogeno potrebbe incrementare il rischio di prolungamento QT e di torsioni di punta.

Domande: Quali sono gli effetti collaterali di Atarax? Devo sospendere la terapia se ho degli effetti collaterali dovuti a Atarax?

Alle comuni dosi terapeutiche gli antistaminici presentano effetti indesiderati assai variabili da composto a composto e da soggetto a soggetto. Gli effetti indesiderati sono principalmente correlati alla depressione oppure alla stimolazione paradossa del sistema nervoso centrale, all’attività anticolinergica o a reazioni di ipersensibilità. A) 

Studi clinici La tabella seguente elenca gli effetti indesiderati verificatisi con idrossizina, alla frequenza di almeno 1%, in studi clinici controllati verso placebo comprendenti 735 soggetti esposti ad idrossizina somministrata per via orale fino a 50 mg al giorno e 630 soggetti esposti a placebo. La frequenza è stata valutata utilizzando le seguenti definizioni: molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1.000, <1/100), raro (≥1/10.000, <1/1.000), molto raro (<1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).


Organo/sistema


Effetto indesiderato


Frequenza
Patologie del sistema nervoso Sonnolenza Molto comune
Cefalea Comune
Disturbo dell’attenzione Non comune
Vertigini Non comune
Patologie gastrointestinali Secchezza delle fauci Comune
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Affaticamento Comune
Astenia Non comune
Le seguenti reazioni avverse sono state osservate con la cetirizina, metabolita principale dell’idrossizina e potrebbero potenzialmente verificarsi con l’idrossizina: trombocitopenia, aggressione, depressione, tic, distonia, parestesia, crisi oculogira, diarrea, disuria, enuresi, astenia, edema, peso aumentato. B) 

Esperienza post-marketing Di seguito sono elencati, per apparato e per classe di frequenza, gli effetti indesiderati riportati durante la commercializzazione del medicinale. La frequenza è stata valutata utilizzando le seguenti definizioni: molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1.000, <1/100), raro (≥1/10.000, <1/1.000), molto raro (<1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Patologie cardiache Raro: tachicardia. Non nota: elettrocardiogramma QT prolungato, torsioni di punta.

Patologie dell’occhio Raro: disturbo dell’accomodazione, visione offuscata.

Patologie dell’orecchio e del labirinto Non nota: secchezza del naso, ronzii auricolari.

Patologie gastrointestinali Comune: secchezza delle fauci. Non comune: nausea. Raro: stipsi, vomito.

Patologie epatobiliari Raro: test della funzionalità epatica anormali. Non nota: epatite.

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Comune: affaticamento. Non comune: astenia, malessere, febbre, dolore o infiammazione al sito di iniezione, flebiti, ascessi al gluteo.

Disturbi del sistema immunitario Raro: ipersensibilità. Molto raro: shock anafilattico.

Patologie del sistema nervoso Molto comune: sonnolenza. Comune: cefalea, sedazione. Non comune: capogiro, insonnia, tremore. Raro: convulsioni, discinesie, nervosismo, difficoltà a coordinare i movimenti.

Disturbi psichiatrici Non comune: agitazione, confusione. Raro: disorientamento, allucinazioni.

Patologie renali e urinarie Raro: ritenzione urinaria.

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche: Molto raro: broncospasmo.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Raro: prurito, rash eritematoso, rash maculo-papulare, orticaria, dermatite. Molto raro: sindrome di Stevens-Johnson, eritema multiforme, pustolosi esantematica acuta generalizzata, edema angioneurotico, eruzione fissa da farmaci, aumento della sudorazione.

Patologie vascolari Raro: ipotensione.

Patologie del sistema emolinfopoietico Eccezionalmente agranulocitosi ed altre gravi reazioni ematologiche (trombocitopenia, anemia emolitica). In rari casi, la somministrazione intramuscolare della soluzione iniettabile induce un moderato dolore di lunga durata.

Domande: Cosa devo fare se per sbaglio ho preso una dose eccessiva di Atarax? Quali sintomi dà una dose eccessiva di Atarax?

Non risulta esista antidoto specifico; in caso di incidenti per sovradosaggio il trattamento sarà dunque sintomatico, come per tutti gli altri antistaminici. La sintomatologia osservata dopo un sovradosaggio importante è principalmente associata ad una eccessiva stimolazione anticolinergica e a depressione o stimolazione paradossa del sistema nervoso centrale. I sintomi comprendono nausea, vomito, tachicardia, febbre, sonnolenza, compromissione dei riflessi pupillari, tremore, confusione ed allucinazioni. Essi possono essere seguiti da compromissione della coscienza, depressione respiratoria, convulsioni, ipotensione o aritmie cardiache. Può seguire un peggioramento del coma e collasso cardiorespiratorio. Bisogna monitorare attentamente la pervietà delle vie respiratorie, la funzione respiratoria e la funzione cardiocircolatoria tramite la registrazione continua dell’elettrocardiogramma e deve essere disponibile un adeguato rifornimento di ossigeno. Il monitoraggio cardiaco e pressorio deve essere continuato finché il paziente è stato asintomatico per 24 ore. Nei pazienti con compromissione dello stato di coscienza bisogna controllare che non siano stati ingeriti anche altri farmaci oppure alcool e bisogna somministrare ossigeno, naloxone, glucosio e tiamina, a seconda delle necessità. Bisognerà ricorrere alla noradrenalina o al metaramirolo qualora fosse necessario un vasopressore. Non bisogna usare l’adrenalina. Non bisogna somministrare lo sciroppo di ipecacuana a pazienti sintomatici o a rischio di ottundimento, coma o convulsioni, dato che questo potrebbe condurre ad una polmonite

ab ingestis. In caso di ingestione clinicamente importante si può effettuare una lavanda gastrica previa intubazione endotracheale. Può essere somministrato carbone attivo, ma la sua efficacia è poco documentata. L’utilità della emodialisi o della emoperfusione è dubbia. Vi sono dati in letteratura che indicano che in presenza di effetti anticolinergici gravi che non rispondono ad altre terapie e che pongono il paziente in pericolo di vita, può essere utile un tentativo con una dose terapeutica di fisostigmina. Questo farmaco non deve essere usato solo per tenere il paziente sveglio. Se sono stati ingeriti contemporaneamente anche antidepressivi triciclici, l’uso della fisostigmina può scatenare convulsioni e provocare un arresto cardiaco intrattabile. Bisogna evitare la fisostigmina anche in pazienti con difetti della conduzione cardiaca.

Domande: Atarax si può prendere in gravidanza? Atarax si può prendere durante l'allattamento?

Le donne in età fertile devono usare misure contraccettive efficaci per la prevenzione della gravidanza durante il trattamento con la idrossizina.

Gravidanza Studi nell’animale hanno evidenziato effetti tossici sulla funzione riproduttiva. L’idrossizina attraversa la placenta, raggiungendo concentrazioni nel feto che sono superiori a quelle nella madre. Attualmente non sono disponibili dati epidemiologici sull’esposizione di donne gravide all’ idrossizina. Pertanto, l’idrossizina è controindicata in gravidanza.

Travaglio e parto Nei neonati di madri trattate con idrossizina durante la gravidanza inoltrata e/o durante il parto, sono stati osservati i seguenti eventi subito dopo il parto o nelle prime ore dopo la nascita: ipotonia, disturbi del movimento, ivi inclusi disturbi extrapiramidali, movimenti clonici, depressione del sistema nervoso centrale, condizioni ipossiche neonatali e ritenzione urinaria.

Allattamento La cetirizina, il principale metabolita dell’idrossizina, è escreta nel latte umano. Sebbene non siano stati effettuati studi formali sull’escrezione dell’idrossizina nel latte umano, effetti avversi gravi sono stati riportati nei neonati/bambini allattati al seno di madri trattate con idrossizina. L’idrossizina è pertanto controindicata durante l’allattamento. L’allattamento deve essere interrotto, qualora la madre debba essere trattata con idrossizina.
Categoria farmacoterapeutica: psicolettico ed ansiolitico (atarassico) Codice ATC: N05BB01 Il principio attivo idrossizina dicloridrato è un derivato del difenilmetano che non è correlato chimicamente né alla classe delle fenotiazine o delle benzodiazepine, né alla reserpina o al meprobamato.

Meccanismo d’azione L’idrossizina dicloridrato non deprime la corteccia cerebrale, ma la sua azione può essere dovuta alla soppressione dell’attività in alcune zone chiave dell’area sottocorticale del sistema nervoso centrale.

Effetti farmacodinamici Attività antiistaminiche e broncodilatatrici sono state dimostrate sperimentalmente e confermate in clinica. È stato dimostrato anche un effetto antiemetico, sia con il test all’apomorfina che con quello con Veriloid. Studi farmacologici e clinici indicano che l’idrossizina a dosaggio terapeutico non aumenta la secrezione o l’acidità gastrica e che nella maggior parte dei casi esplica una modesta attività antisecretoria. La riduzione della reazione eritemato-pomfoide alla iniezione intradermica di istamina o antigeni è stata dimostrata in volontari sani sia adulti sia bambini. L’idrossizina si è rivelata efficace anche nel dare sollievo dal prurito in varie forme di orticaria, eczema e dermatite. Nella insufficienza epatica, l’effetto antistaminico di una dose singola può durare fino a 96 ore dopo la somministrazione. Tracciati elettroencefalografici in volontari sani presentano un profilo simile ai farmaci a effetto ansiolitico e sedativo. L’effetto ansiolitico è stato confermato in pazienti mediante l’uso di vari test psicometrici classici. Tracciati polisonnografici in pazienti ansiosi ed insonni hanno evidenziato un aumento della durata totale del sonno, una riduzione del tempo totale di risvegli notturni ed una riduzione del tempo di latenza fino al sonno dopo dosi giornaliere sia singole che ripetute di 50 mg. Una riduzione della tensione muscolare è stata dimostrata in pazienti ansiosi al dosaggio giornaliero di 50 mg tre volte al giorno. Non è stato osservato alcun deficit della memoria. Non sono comparsi segni o sintomi da astinenza dopo 4 settimane di trattamento in pazienti ansiosi. L’effetto antistaminico si instaura dopo circa 1 ora in seguito a somministrazione orale. L’effetto sedativo inizia dopo 5-10 minuti con la soluzione orale e dopo 30-45 minuti con le compresse. L’idrossizina esplica anche effetti spasmolitici e simpaticolitici. Ha una debole affinità per i recettori muscarinici. Esplica una modesta attività analgesica.


Assorbimento L’idrossizina è rapidamente assorbita dal tratto gastrointestinale. Il picco plasmatico (Cmax) viene raggiunto circa 2 ore dopo somministrazione orale. Dopo dosi singole di 25 mg e di 50 mg nell’adulto le concentrazioni Cmax sono rispettivamente 30 e 70 ng/ml. La velocità e l’entità di esposizione alla idrossizina è molto simile con le compresse e lo sciroppo. In seguito a somministrazione ripetuta una volta al giorno, le concentrazioni sono aumentate del 30%. La biodisponibilità orale di idrossizina rispetto alla somministrazione intramuscolare è di circa l’80%. Dopo una singola dose di 50 mg per via intramuscolare, la concentrazione Cmax è generalmente di 65 ng/ml.

Distribuzione L’idrossizina si distribuisce ampiamente nel corpo e generalmente si concentra maggiormente nei tessuti che nel plasma. Il volume apparente di distribuzione varia tra i 7 ed i 16 l/kg negli adulti. L’idrossizina penetra la cute dopo somministrazione orale. Le concentrazioni nella cute sono più elevate di quelle nel siero sia in seguito a somministrazione singola che a somministrazione multipla. L’idrossizina attraversa la barriera ematoencefalica e placentare, raggiungendo concentrazioni più elevate nel feto che nella madre.

Metabolismo L’idrossizina viene ampiamente metabolizzata. La formazione del principale metabolita cetirizina, un metabolita carbossilico (45% della dose orale), è mediata dall’alcool deidrogenasi. Questo metabolita possiede importanti proprietà antagoniste dei recettori H1 periferici. Sono stati identificati diversi altri metaboliti, ivi inclusi un metabolita N-dealchilato e un metabolita O-dealchilato con una emivita plasmatica di 59 ore. Queste vie metaboliche sono mediate principalmente dagli isoenzimi CYP3A4/5.

Eliminazione Nell’adulto l’emivita della idrossizina è di circa 14 ore (range: 7-20 ore). La clearance apparente totale calcolata nei vari studi disponibili ammonta a 13 ml/min/kg. Solo lo 0,8% della dose viene escreta immodificata nelle urine. La cetirizina, principale metabolita, viene escreta principalmente immodificata nelle urine (25% e 16% rispettivamente della dose orale ed intramuscolare).

Popolazioni speciali

Anziani La farmacocinetica della idrossizina è stata studiata in 9 soggetti anziani sani (69,5 ± 3,7 anni) a seguito di somministrazione di una dose orale singola di 0,7 mg/kg. L’emivita di eliminazione della idrossizina si è allungata fino a 29 ore e il volume apparente di distribuzione è aumentato a 22,5 l/kg. Si consiglia di ridurre la dose giornaliera di idrossizina nel paziente anziano (vedere paragrafo 4.2).

Bambini La farmacocinetica della idrossizina è stata studiata in 12 pazienti pediatrici 6,1 ± 4,6 anni; (22,0 ± 12,0 kg) a seguito di somministrazione di una dose orale singola di 0,7 mg/kg. La clearance plasmatica apparente è stata pari a circa 2,5 volte quella nell’adulto. L’emivita è risultata più breve che negli adulti: circa 4 ore nei bambini di 1 anno e pari a 11 ore nei pazienti di 14 anni. Il dosaggio deve essere adattato nella popolazione di pazienti in età pediatrica (vedere paragrafo 4.2).

Insufficienza epatica Nei soggetti con insufficienza epatica secondaria a cirrosi biliare primitiva la clearance corporea totale è risultata pari a circa il 66% di quella osservata nei soggetti normali. È stato osservato un aumento dell’emivita fino a 37 ore e un innalzamento delle concentrazioni sieriche del metabolita carbossilico cetirizina, rispetto ai pazienti giovani con funzionalità epatica normale. Nei pazienti con insufficienza epatica bisogna ridurre il dosaggio giornaliero o la frequenza di somministrazione (vedere paragrafo 4.2).

Insufficienza renale La farmacocinetica dell’idrossizina è stata studiata in 8 soggetti con insufficienza renale grave (clearance della creatinina: 24 ± 7 ml/min). L’entità della esposizione (AUC) all’idrossizina non è risultata alterata in maniera importante, mentre quella al metabolita carbossilico cetirizina, è aumentata. Questo metabolita non viene rimosso in maniera efficiente dalla emodialisi. Al fine di evitare qualsiasi accumulo rilevante del metabolita cetirizina in seguito a dosi multiple di idrossizina, la dose giornaliera del farmaco deve essere ridotta nei soggetti con compromissione della funzionalità renale (vedere paragrafo 4.2).
Nelle fibre isolate del Purkinje di cane l’idrossizina a 3 mcM ha aumentato la durata del potenziale di azione suggerendo che ci sia stata un’interazione con i canali del potassio coinvolti nella fase di ripolarizzazione. A concentrazioni più alte 30 mcM c’è stata una marcata diminuzione della durata del potenziale di azione suggerendo una possibile interazione con le correnti di calcio e/o sodio. L’idrossizina ha prodotto l’inibizione della corrente di potassio (Ikr) nei canali del gene umano hERG espresso nelle cellule mammarie, con CI50 di 0,62 mcM, concentrazione che è da 10 a 60 volte più alta rispetto alle concentrazioni terapeutiche. Inoltre, le concentrazioni di idrossizina richieste per produrre effetti sull’elettrofisiologia cardiaca sono da 10 a 100 volte più alte di quelle richieste per bloccare i recettori H1 e 5-HT2. In cani svegli liberi monitorati tramite telemetria l’idrossizina ed i suoi metaboliti hanno prodotto profili cardiovascolari similari sebbene ci sia stata qualche minima differenza. In un primo studio di telemetria condotto nel cane l’idrossizina (21 mg/kg per via orale) ha aumentato lievemente la frequenza cardiaca e ha diminuito gli intervalli PR e QT. Non c’è stato alcun effetto sugli intervalli QRS e QTc e pertanto alle normali dosi terapeutiche di 25 - 100 mg è improbabile che queste lievi variazioni siano di interesse clinico. Effetti similari sulla frequenza cardiaca e sull’intervallo PR sono stati osservati in un secondo studio di telemetria nel cane dove l’assenza di effetti dell’idrossizina sull’intervallo QTc è stata confermata fino a una dose orale singola di 36 mg/kg. I dati di tossicità acuta e cronica sono i seguenti:

Tossicità acuta La DL50 nel ratto è uguale a 1000 mg/kg per os od a 45 mg/kg per e.v.

Tossicità cronica È praticamente assente; nel cane, dosi orali giornaliere da 5 a 20 mg/kg, per 6-7 mesi, non provocano alterazioni ematologiche, delle funzioni epatiche e renali, nè alterazioni istologiche dei parenchimi principali.